Il digiuno è una pratica molto antica, anzi è nata proprio con la vita sulla Terra, quando i primati e successivamente anche gli esseri umani non mangiavano per lunghi periodi per la mancanza di cibo a loro disposizione.
Nelle tradizioni religiose poi è diventata una scelta, come per esempio il digiuno quaresimale cristiano o il mese di Ramadan per i musulmani.
Nel tempo si è capito che il digiuno, se praticato correttamente, può avere effetti potenti, e così è stato studiato scientificamente e con sperimentazioni cliniche.

Nel 2016 lo scienziato giapponese Yoshinori Ōhsumi vince il premio Nobel per la scoperta dell’Autofagia, quel meccanismo che porta all’eliminazione e al riciclo di molte componenti cellulari, quando, in mancanza di altro nutrimento, le cellule si garantiscono carburante come energia e come materia prima per costruire nuove strutture, entrambi dagli scarti delle cellule che altrimenti andrebbero ad accumularsi pericolosamente.

Purtroppo con il passare degli anni, e un apporto calorico eccessivo, questo processo va rallentando e così gli scarti in eccesso possono creare ”danni da invecchiamento”.
Un altro studio è stato quindi portato avanti da un altro scienziato, il tedesco Guido Kroemer, che ha scoperto che un ridotto apporto calorico induce autofagia cellulare, un meccanismo fondamentale per la longevità proprio perché aiuta a ridurre i danni da invecchiamento.

Autofagia vuol dire letteralmente “mangiare sé stessi” – un processo attraverso cui le cellule digeriscono i propri componenti danneggiati o non più necessari. Immaginate le vostre cellule come case che periodicamente fanno una pulizia profonda: buttano via i mobili rotti, riciclano quello che può essere utile e si liberano dell’accumulo di spazzatura.

Il processo è guidato da specifiche proteine che riconoscono organelli danneggiati, proteine malformate e altri “rifiuti cellulari”, li avvolgono in membrane specializzate e li inviano ai lisosomi – veri e propri “inceneritori” cellulari. I materiali vengono poi scomposti e i componenti utili vengono riciclati per costruire nuove strutture.

Gli alimenti che stimolano il processo
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, alcuni alimenti possono effettivamente stimolare l’autofagia anziché inibirla. I polifenoli, potenti antiossidanti naturali presenti nel regno vegetale, presenti nel tè verde, nel caffè, nel vino rosso e nei frutti di bosco, attivano specifiche vie metaboliche che promuovono questo processo.
Il resveratrolo (composto polifenolico con spiccate proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antinvecchiamento) dell’uva, la curcumina della curcuma e le catechine (potenti antiossidanti naturali, appartenenti ai flavanoli, che proteggono le cellule dai danni dei radicali liberi, riducendo infiammazioni e rischi cardiovascolari) del tè verde sono tra i composti più studiati. Anche gli acidi grassi omega-3 del pesce grasso sembrano avere effetti positivi sull’autofagia, probabilmente attraverso la loro azione antinfiammatoria.

Anche quando seguiamo un’alimentazione sana, il nostro organismo tende ad accumulare un certo quantitativo di tossine. Il cibo, al termine dei processi metabolici, lascia comunque degli scarti che, se accumulati nei tessuti, possono col tempo appesantire e ostacolare le normali funzioni.

Mantenere gli organi “emuntori” in efficienza (quelli cioè che eliminano le sostanze di scarto, fegato, reni, intestino, pelle e polmoni) è quindi fondamentale per mantenere il nostro organismo pulito e in buona salute.

Nella disciplina dello Yoga, seguiamo questi suggerimenti, attraverso la pratica del digiuno, Upavasa, che viene praticato seguendo le fasi lunari. Il nostro corpo è composto per circa il 70-80% di liquindi e sappiamo che i liquidi, anche quelli del corpo, sono influenzati dalla luna, soprattutto in certi giorni del ciclo lunare. Digiunando in questi giorni si ottiene una purificazione più profonda dell’organismo e si contrastano alcuni effetti che la luna ha sul sistema endocrino. Infatti l’attrazione lunare sui liquidi del corpo influisce sull’organismo e gli antichi yogi avevano colto questa sottile connessione sviluppando l’abitudine a digiunare in questi giorni.

Ekadashi è il periodo che cade tre giorni prima della luna piena e tre giorni prima della luna nuova. Questo è il momento più adatto a fare il digiuno.

Upavasa, il digiuno secondo la disciplina dello yoga, oltre ad essere un metodo di purificazione fisica è anche uno strumento per rendere la mente più pura. Durante la pratica del digiuno infatti abbiamo più tempo a disposizione da dedicare a noi stessi ed eventualmente alle pratiche dello yoga, della meditazione e all’introspezione.

Il digiuno yogico inizia la sera dopo aver cenato, si protrae per l’intero giorno successivo e si interrompe con la colazione della mattina (che segue il giorno di digiuno), si tratta quindi di un digiuno di circa 36 ore. Durante le 36 ore di un digiuno yogico tipico, il corpo può dedicarsi a raccogliere le tossine accumulate nei tessuti dei vari organi per poterle successivamente eliminare attraverso gli organi emuntori. Il senso di disagio che alcune persone sperimentano durante i primi digiuni, è causato proprio da questo lavoro di pulizia, il sangue infatti, per alcune ore funge da veicolo per l’eliminazione delle tossine, e ci si sente affaticati e appesantiti. Dopo i primi digiuni questa sensazione scompare per lasciare posto ad un senso di leggerezza e vitalità.

Quindi la pratica di upavasa è adatta a tutti, mentre per i digiuni più lunghi ed impegnativi è sempre meglio consultarsi con un esperto. In ogni caso prima di un digiuno bisogna verificare di non avere problemi di pressione o problemi ai reni.

Se ci abituiamo a praticare upavasa regolarmente in questi giorni avremo una cadenza di un digiuno ogni quindici giorni, due volte al mese. Molti yoghin praticano il digiuno, anche il giorno di luna nuova amavasya e il giorno di luna piena purnima. Sembra che il digiuno in questi giorni produca i migliori risultati. Se digiuniamo anche in questi giorni, avremo quattro giorni di digiuno al mese.
Ekadashi, 11° giorno dopo la luna piena o dopo la luna nuova, è particolarmente adatto per fare digiuni due volte al mese.

Il Calendario per i digiuni Ekadashi:

Date 2026 Evento
13-gen Ekadashi
28-gen Ekadashi
12-feb Ekadashi
27-feb Ekadashi
14-mar Ekadashi
28-mar Ekadashi
13-apr Ekadashi
26-apr Ekadashi
12-mag Ekadashi
26-mag Ekadashi
11-giu Ekadashi
25-giu Ekadashi
10-lug Ekadashi
24-lug Ekadashi
08-ago Ekadashi
23-ago Ekadashi
06-set Ekadashi
22-set Ekadashi
06-ott Ekadashi
21-ott Ekadashi
04-nov Ekadashi
20-nov Ekadashi
04-dic Ekadashi
20-dic Ekadashi